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L’ideologia Global e lo spirito Local rispetto a Popolamento e Migrazioni

 

L’ideologia Global e lo spirito Local rispetto a Popolamento e Migrazioni sul pianeta Terra
   
   Spostamenti e invasioni di popoli ci sono sempre stati e hanno causato grandi perdite di vite umane ma hanno riguardato di volta in volta aree geografiche limitate, ora invece rischiano di essere il detonatore di una catastrofe che coinvolgerà contemporaneamente tutto il pianeta poichè questo fenomeno è giunto a sommarsi a un altro problema che, se trascurabile fino a 100 anni fa, ora sta crescendo in misura esponenziale: la sovrappopolazione. Infatti nel 2012 la popolazione mondiale ha raggiunto i 7 miliardi di individui, il massimo a cui il nostro pianeta può fornire un cibo sano e bilanciato (dati Fao) e per questo (ma comunque già da diversi anni prima) si è cominciato a ricorrere alla produzione adulterata di alimenti.
  La situazione è resa ancora più complicata dal fatto che il superamento dei limiti e la carenza di risorse non riguardano nello stessa misura tutti gli Stati:
- ce ne sono alcuni (Russia, Usa, Canada, Ucraina, Australia, Argentina…) che in realtà dispongono ancora di vasti territori coltivabili non abitati ma invece di favorire la immigrazione stanziale la limitano fortemente perché preferiscono su di essi produrre derrate alimentari con cui lucrare vendendole ad altri Stati che non ne hanno a sufficienza; 
- altri Stati invece pur se già sovrappopolati accolgono immigrati per potenziare sempre di più il proprio apparato industriale (neo-impero germanico); 
- molti altri Stati in via di sviluppo invece di attuare un serio controllo delle nascite, favoriscono l’emigrazione di propri cittadini verso i paesi più ricchi anche se a volte dispongono di sufficienti territori coltivabili che però non riescono a utilizzare o addirittura svendono agli speculatori alimentari multinazionali (Africa, America latina);
- alcuni Stati infine accolgono immigrati pur non potendoselo permettere per uno strano mix di buonismo e di speranza di aumento dei consumi interni (Italia, Spagna…).
  Nelle prime tre situazioni sopra descritte appare molto chiara l’applicazione diretta o indiretta della politica ‘global’.
  In pratica oggi pochissimi Stati (la Cina in primis, Australia e USA ) hanno una seria politica di controllo numerico e coesivo della propria popolazione e i effetti non esiste un ente planetario in grado di controllare, responsabilizzare e regolare concretamene questo fenomeno.
  Sovrappopolazione e carenza di risorse costituiscono quindi un enorme problema (che in passato ha dato motivo di infinite guerre) oggi ulteriormente aggravato dalla eterogeneità delle cause e dalla mancanza di controllo dei flussi migratori che, tra l’altro, hanno cominciato a creare anche instabilità sociale e politica all’interno degli Stati economicamente più progrediti.
  Una situazione esplosiva quindi che raggiungerà un primo punto critico verso il 2030 con una carenza mondiale di cibo naturale del 20% medio (l’Italia è in questa situazione già ora): da quel momento tutto potrà accadere anche con conseguenze potenzialmente apocalittiche.
   
Differenza tra Migrazioni, Invasioni e Immigrazioni

  L’essere umano si è sempre spostato sul pianeta ma ciò è spiegabile (e giustificabile) soltanto dal fatto che il pianeta agli inizi aveva amplissimi spazi liberi e i gruppi umani vivevano di raccolta, caccia e pesca e dovevano per forza spostarsi alla loro crescita numerica e al contemporaneo depauperamento del territorio.
  Queste migrazioni si sono verificate per decine di migliaia di anni finchè gli uomini (verso l’8.000 a.C.) non hanno scoperto l’agricoltura, sono diventati stanziali e hanno cominciato a costruire edifici e centri urbani durevoli.
  Quando i confini di questi stanziamenti sono diventati contigui, al crescere degli abitanti sono cominciati gli scontri via via sempre più violenti tra i vari gruppi con la finalità di appropriarsi i beni e il territorio altrui fino al punto di sterminarne o schiavizzarne gli abitanti per dare sussistenza e benessere ai propri abitanti in soprannumero.
  Dal 5000 a.C. circa fino ai nostri giorni non di migrazioni o immigrazioni si è quindi trattato ma di invasioni e conquiste armate.
  Soltanto dalla metà 1800 con il grande sviluppo delle attività industriali sono cominciati significativi e durevoli spostamenti, non violenti e controllati, di individui e famiglie da una nazione all’altra inizialmente per motivi di vera e propria sopravvivenza (scarsità di territorio agricolo) e, verso la fine del Novecento, per ottenere una condizione di benessere economico e civile.
  Questo è il fenomeno a cui assistiamo oggi e che definiamo immigrazione.
   

A - I problemi della sovrapppolazione

  Il problema della sovrappopolazione nasce dalla cecità, soprattutto in Europa (attualmente l’Unione Europea ha un eccesso di popolazione del 10%), dei politici che non si rendono conto che il progresso dell’umanità ha raggiunto uno dei suoi limiti: quello demografico.
  Come sopra indicato, dal 2012 ogni nato in più teoricamente non ha di che mangiare e quindi i produttori di cibo debbono, con il beneplacito dei governi, produrre artificiosamente la quantità mancante usando erbicidi, insetticidi, pesticidi, antibiotici, concimi chimici e addirittura modifiche genetiche in vegetali e animali in fase di produzione primaria, nonchè svariati tipi di conservanti chimici nei prodotti finali derivati.
  Ma anche con questo tipo di produzione alimentare adulterata non si riuscirà comunque a sfamare più di dieci miliardi di persone (previsti per il 2050, se non succederà qualcosa di tragico prima). Occorre qui ricordare che la tecnologia dell’uomo non può interferire più di tanto nella biosfera terrestre né tanto meno pensare di sostituirsi ad essa (paradigma tecnocratico, recentemente condannato dalla Chiesa cattolica nell’enciclica papale Laudato sii)) anche perché modificandola profondamente l’uomo, che dipende da essa, non sarebbe più ‘terrestre’ ma dovrebbe essere riclassificato (speriamo, qualora accadesse, soltanto in alcuni esemplari volontari) semplicemente come ‘cosmico’, in quanto capace di vivere anche su altri pianeti.
  Uno Stato serio non può avere (in tale gravissima situazione in fase di progressivo peggioramento: nel 2020 risorse/procapite sul pianeta già al – 10%) più residenti stabili di quanti ne possa naturalmente nutrire il suo territorio poiché i rischi di carattere salutistico, economico, politico sono troppo grandi (a cominciare dai ricatti di chi detiene la fonte del cibo, cioè più territorio di quello che gli serve).
  Da qui nasce l’esigenza della autonomia agroalimentare, da non confondere con l’autarchia che invece riguarda la produzione di tutti i tipi di beni.
  Il tutto diventa ancora più complesso se teniamo conto anche della scarsità delle risorse non alimentari del pianeta, per quanto esse riguardino più il benessere materiale che la sussistenza fisica.

   
Come si è arrivati a questo punto?

  La situazione attuale non va addebitata alla gente comune ma soltanto ai politici di tutti gli Stati che da tempo sono stati informati che, in mancanza di provvedimenti adeguati, la situazione sarebbe inevitabilmente diventata insostenibile, ma si sono invece fidati beatamente di un progresso senza limiti e senza fine che avrebbe dato una soluzione a ogni problema.
  E continuano stupidamente a farlo ancora oggi sopperendo alla carenza di alimenti naturali con produzioni adulterate. L’unico Stato sovrappopolato che ha preso dei provvedimenti seri in proposito è stata la Cina che dal 1979 al 2013 ha bloccato la crescita della sua popolazione con la regola del figlio unico.
  Quasi tutti gli altri non hanno dato il minimo ascolto neppure ai 3 allarmi che, ormai da molto tempo, hanno avuto una vasta risonanza pubblica:
- già nel lontano 1798 T.R.Malthus con An essai on the principle of population
- nel 1968 Paul Ehrlich con The population bomb
- nel 1972 il Club di Roma e il M.I.T. con Rapporto sui limiti dello sviluppo
   

I provvedimenti da prendere per controllare la popolazione del pianeta

  E’ assolutamente necessario fare in modo che ogni Stato mantenga il numero dei propri abitanti entro la capacità di nutrimento del proprio territorio e sia costretto a farlo da sé, al limite anche senza gli aiuti internazionali che finora sono stati sprecati dall’incapacità e corruzione dei suoi governanti: il progresso e il benessere si devono conquistare con la preparazione, la volontà e la fatica, come hanno fatto tutti i popoli che ora sono meritatamente riconosciuti come civilizzati.
  Per ottenere questo va anzitutto fermata l’ideologia del globalismo che ritiene che ognuno possa andare e fare liberamente i propri interessi in giro per il mondo e pertanto possa non curarsi del proprio territorio di origine, della sua natura e della sua storia che potranno quindi essere facilmente sconvolti da qualche estraneo che ne vorrà solamente trarre profitto.
  Ed è invece necessario rinforzare negli abitanti del pianeta lo spirito del localismo cioè la consapevolezza e l’interesse filiale per il proprio territorio natale (identificato con la ‘nazione’ cioè con un ben definita regione idrogeologica e culturale) che vanno poi allargati alle regioni contigue, allo Stato, agli Stati collegati e via via a tutte le parti del meraviglioso mosaico dell’Umanità.

  Tenendo presente che ogni anno sul pianeta si spostano da uno Stato all’altro più di 200 milioni di persone, il primo provvedimento da prendere in conseguenza dell’esplosiva combinazione sovrappopolazione-immigrazione è quello di eliminare completamente l’immigrazione irregolare (senza documenti, senza lavoro, senza progetto di vita, senza tutor) perché è quella che fa saltare ogni piano di controllo del numero degli abitanti dei singoli Stati e, di conseguenza, del totale planetario.

  Contemporaneamente si dovrà creare un sistema informativo comprendente tutti gli Stati (specialmente quelli tra cui ci sono i maggiori flussi migratori) dedicato alla verifica immediata della identità (con le tecniche più moderne di riconoscimento, come la Cina insegna) di ogni migrante (regolare o irregolare che sia): è necessario sapere se e dove a ognuno di essi corrisponde una particella di terreno (4500 mq tra 40°e 50° parallelo Nord) che, teoricamente, ne garantisca (in esclusiva, ovviamente) gli alimenti e la dimora. In caso negativo è evidente che qualcuno dovrà crearli dal nulla e pertanto essi non potranno essere né sani né adeguati.

  Altro contemporaneo provvedimento è di stabilire quanta popolazione ogni singolo territorio del pianeta (area idrogeologica naturalmente delimitata di 10-20.000 kmq: in sostanza, le attuali ‘regioni’) può nutrire con cibo sano e bilanciato. Successivo obiettivo è quello di ridurre progressivamente la circolazione tra Stati di cibo adulterato soprattutto nei settori in cui danneggia le produzioni locali.

  Potenziando e completando infine le organizzazioni internazionali già esistenti si dovrà poi creare un sistema insieme assistenziale e sanzionatorio per gli Stati che non mantengono la loro popolazione nei limiti.
  Adottare la politica attiva del numero chiuso è una garanzia anche per la sopravvivenza e la rigenerazione di un popolo: se esso non fa più figli i posti vuoti (ma soltanto quelli) non solo potranno ma dovranno essere subito occupati da persone provenienti dall'esterno, come già ora dovrebbero essere fatto con gli Stati sottopopolati.

   
NB. Per quanto riguarda la regione-nazione FriuliVeneziaGiulia c’è da sottolineare che è una delle poche regioni-nazioni dell’Italia che ha il numero quasi ideale di abitanti stanziali (152/kmq), anzi potrebbe (se eliminasse tutti gli sprechi del territorio e utilizzasse adeguatamente tutti i terreni coltivabili) ospitarne qualcuno in più (200.000) provenienti magari dalle regioni vicine più omogenee culturalmente come la Lombardia che ha già superato abbondantemente tutti i limiti di sostenibilità e vivibilità (421 abitanti per kmq).
   
B - I limiti della immigrazione

  Premesso che favorire l’immigrazione irregolare, specialmente per uno Stato già sovrappopolato (e magari in difficoltà economiche), è un danno per lo stesso ma soprattutto per l’immigrato (comincia la sua vita da ospite con un reato, non trova lavoro, perde i migliori anni della sua vita in vana attesa e deve vivere di espedienti spesso illegali…), qualunque tipo di soluzione al problema della sovrappopolazione esige che ogni singolo spostamento di persone da uno Stato all’altro sia conosciuto, permesso e controllato.
  Pertanto la stessa idea di immigrazione irregolare deve sparire, come è stato per secoli, anche dalla testa della gente comune che ha sempre saputo che i problemi di una comunità non si risolvono scappando ma, con le buone o con le cattive, al suo interno.

  L’immigrazione è un processo delicato che richiede molte attenzioni e fermezza: per l’immigrazione temporanea (vale a dire di mesi o anni, ma non più di cinque e comunque senza figli) ci sono dei limiti soprattutto sul piano socioeconomico; sulla immigrazione definitiva o a lungo termine (oltre cinque anni o comunque con figli) occorre tenere presente che non è una cosa facile senza precise regole soprattutto sul piano socio-culturale come invece ritengono tante ‘anime belle’.
  ll primo limite è appunto la capacità alimentare del territorio: quando essa raggiunge il suo massimo non è più possibile concedere la cittadinanza ad altri immigrati che a questo punto possono essere soltanto temporanei (max 10% della popolazione stanziale) e devono far affidamento per il loro sostentamento, in caso di fine permanenza, soltanto sul loro Stato di origine.
  Il secondo limite è economico: non ci deve essere concorrenza economica (manifesta od occulta) nell’attività lavorativa (autonoma o dipendente) tra residenti ed immigrati per la semplice ragione che sono i residenti ad aver costruito nei secoli il sistema produttivo locale ed hanno quindi diritto di precedenza nel poterne fruire a proprio vantaggio.
  Lo stesso discorso di precedenza dei cittadini stanziali è logico anche per i cosiddetti ‘diritti’ sociali degli immigrati temporanei anche nel caso in cui paghino le tasse: queste tasse servono sì e no a gestire il presente, mentre essi usufruiscono di tutte le infrastrutture, sistemi e servizi ideati, costruiti e già pagati nei secoli dai cittadini residenti e loro antenati. Questo vale soprattutto per gli immigrati temporanei tentati di arraffare più denaro possibile e poi ritornare nella loro patria, senza curarsi degli eventuali danni arrecati a chi li ha accolti e ospitati.
  Il terzo limite è socio-culturale: la diversità individuale (fenotipo) è un valore di base dell’umanità ed è l’unica giustificazione alla sua espansione numerica (se tutti gli uomini sono identici che senso ha la loro moltiplicazione?) e la sua tutela si estende a famiglia, comunità, regione-nazione che sono i suoi naturali ambiti di nascita e di sviluppo armonico e graduale. L’immigrato non può infastidire né danneggiare né tantomeno minare l’individualità di queste entità individuali e collettive anche se la sua residenza è temporanea.

  In caso di immigrazione definitiva, occorre tenere ben presenti le indicazioni della storia e della scienza.
  La storia insegna che la doverosa, completa integrazione di una persona in una nuova nazione non si fa con un semplice ciclo scolastico, ma richiede almeno due generazioni (70 anni; negli Usa una buona parte dei discendenti degli ex schiavi africani dopo 150 stentano ancora ad integrarsi ) e la completa dedizione dell’immigrato alla sua nuova nazionalità con il taglio dei legami con la sua precedente nazione e relativi usi e costumi.
  In effetti nella maggior parte degli Stati la concessione della cittadinanza già ora avviene non prima di 10 anni, che è il tempo minimo perché entrambe le parti (immigrato e nazione ospitante) possano capire se procedere o meno nel più lungo processo integrativo.
  In realtà anche la scienza ci dice che l’integrazione non è facile nel caso di forti differenze di razza (o, più propriamente, sottospecie: se ne contano fino a 200 sul pianeta) che non sono costituite soltanto da tratti del volto, struttura e capacità fisiche, ma anche dalle predisposizioni fisiologiche e sanitarie, dal temperamento e (recente scoperta) dalla memoria genetica (di tipo culturale) acquisite in molte precedenti generazioni. Tutte queste caratteristiche (costituenti il ‘fenotipo’) non pregiudicano o predeterminano una vita normale (tutti gli umani hanno gli stessi geni di base, costituenti il ‘genotipo’, e la stessa dignità), ma occorre tenerle presenti in un positivo percorso di integrazione.
  Ma se è vero (anche se nessuno vuole ammetterlo pubblicamente) e del tutto naturale che un nuovo vicino di casa dall’aspetto diverso susciti diffidenza e magari dia anche fastidio, il tutto può essere felicemente superato e con reciproca soddisfazione con il rispetto, l’interesse e molta pazienza che entrambe le parti devono avere.
   
Chi vuole popolazione e quindi anche immigrazione senza limiti?

  Comune denominatore dei seguenti personaggi è che non basano la propria attività sulle esigenze e sulle richieste delle comunità locali ma sono prioritariamente accoglienti e disponibili per lo ‘straniero’ cui però vogliono rifilare quello che, direttamente o indirettamente, interessa a loro stessi:
1 – gli ingenui (detti anche ‘buonisti’) che per malintesa religione, ideologia politica (socialisti, comunisti), esibizionismo sociale (radical chic) predicano che tutti (indipendentemente dalla loro storia, capacità e impegno) hanno gli stessi ‘diritti’.  
2  – Imprenditori avidi che vogliono guadagnare di più non con la qualità e l’innovazione dei loro prodotti e servizi ma con le economie di scala ottenute con un numero di clienti sempre più grande (banche, telecomunicazioni, multinazionali di vario tipo..)  
3 – I datori di lavoro di qualsiasi dimensione che cercano prestatori d’opera disposti a salari inferiori ai minimi sindacali locali. 
4 – I proprietari immobiliari che cercano di affittare o vendere abitazioni che non sono utilizzate dai residenti (in Italia c’è il doppio delle abitazioni che servirebbero alla popolazione stanziale…). 
5 – I ‘globalisti’ veri e propri, i ‘poteri forti’ e i ‘gruppi di potere’ occulti o mascherati che sperano con l’immigrazione di cancellare l’identità dei popoli per poterli più facilmente manipolare sui piani economico e politico.
6 – I politici incapaci e opportunisti che accolgono a bracci aperte e coprono di regali e diritti gli immigrati, sperando che prima o poi essi votino per loro, e sovvenzionano con il denaro dei contribuenti gli ‘amici’ che si dovrebbero prendere cura della assistenza e integrazione dei ‘nuovi cittadini’. 
  Per capire quanto bene all'umanità facciano queste categorie di personaggi, basti ricordare le condizioni dell'Italia in cui esse sono ampiamente rappresentate e brigano per far arrivare, in qualunque modo, ancora qualche milione di immigrati:
- produzione cibo del territorio nazionale: capacità teorica per 55 milioni di abitanti, effettiva per 37 milioni di abitanti, popolazione attuale 60 milioni di abitanti stanziali (di cui circa 6 milioni di stranieri residenti);
- debito pubblico 135% del Pil (extra Covid) a fronte dell'obbligo UE di non superare il 60%; indice credibilità finanziaria BBB (molto vicino alla qualifica di 'spazzatura')
- disoccupati (extra Covid) 2.500.000 (in maggioranza giovani)
- immigrati irregolari senza fissa dimora che vagano per l'Italia ingrossando per lo più le fila del lavoro nero e della criminalità: 500-800.000
  
   
Quanto abbiamo esposto in questa pagina non è una isolata esternazione
di miope campanilismo ma è parte del
progetto economico-politico molto più grande e profondo
‘IL SISTEMA DI BASE’
di cui l’umanità e lo stesso pianeta oggi hanno assolutamente bisogno.
(VEDI)
 

 

Prolungata 
fino a
DOMENICA
7 MARZO
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